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quando cambiare stufa a pellet

Quando cambiare stufa a pellet?

Quando cambiare la stufa a pellet? Non c’è un momento particolare che sia valido per tutti. C’è chi può decidere di cambiarla per questioni di necessità, altri per una urgenza, altri ancora per questioni legate ad opportunità più favorevoli.

Si parla di urgenza soprattutto quando si presentano improvvisi malfunzionamenti o rotture. In questo caso vi sono diversi campanelli d’allarme a cui prestare attenzione per comprendere se la propria stufa a pellet, utilizzata per il riscaldamento dell’ambiente domestico, debba essere riparata o addirittura cambiata con una stufa nuova. Come dicevamo all’inizio non è detto però che debba verificarsi sempre e solo un guasto per la sostituzione della stufa a pellet. Ci sono altre motivazioni legate a nuove opportunità che possono spingere a prendere una decisione importante a puntare su prodotti più avanzati a livello tecnologico e più efficienti. Oppure si può voler usufruire di alcuni incentivi economici messi a disposizione dallo Stato.
In merito alle motivazioni legate a vere e proprie necessità possiamo dire che a volte succede che dopo l’acquisto della stufa ci si accorge di aver bisogno di un prodotto più potente e capace di scaldare più ambienti o la si vuole spostare in un’altra stanza e si ha bisogno di una stufa più potente ed efficiente.

Quando cambiare la stufa a pellet: i campanelli d’allarme a cui fare attenzione

Quando cambiare la propria stufa a pellet? In caso di malfunzionamento o di possibile rottura ci sono alcuni campanelli d’allarme a cui fare attenzione. Quali?

  • Difficoltà nell’accensione
  • Puzza di bruciato
  • Rumori anomali
  • Auto-spegnimenti improvvisi
  • Problemi alla scheda elettronica
  • Difetti e problemi nei comandi elettronici

I problemi da fronteggiare possono essere numerosi. Se vi sono difficoltà nell’accensione della stufa elettrica la colpevole potrebbe essere la candeletta ovvero la particolare resistenza elettrica che riscaldandosi innesca l’accensione.

In caso di odori e rumori anomali, invece, i danni potrebbero essere nel motore elettrico, nella ventola d’aspirazione oppure nella ventola tangenziale che espelle l’aria calda all’esterno. Così come nel caso precedente, anche in questa precisa occasione occorre chiamare un tecnico specializzato per eseguire tutti i controlli del caso e comprendere se sia possibile la riparazione o se occorra una vera e propria sostituzione dell’intera stufa a pellet.

I problemi elettronici alla scheda o ai comandi possono oltretutto causare ulteriori malfunzionamenti. In questi casi si può optare per il cambiamento dei pezzi difettosi o, anche in questo caso, per la sostituzione.

Cosa valutare in questi casi? A far la differenza è sempre il prezzo. Se cambiare le componenti danneggiate viene a costare più di una stufa a pellet nuova, conviene scegliere di cambiare la stufa piuttosto che le componenti rotte o malfunzionanti.

Stufa a pellet, quando cambiarla? I vantaggi economici e gli incentivi

Potrebbe essere vantaggioso cambiare la stufa a pellet anche se funzionate se si trovano modelli più avanzati e capaci di far risparmiare per quanto riguarda i consumi oltre che aiutare a rispettare maggiormente l’ambiente.

Altri motivi per cambiare la stufa a pellet? Vantaggi economici e incentivi statali. Quali?

  • Conto termico ovvero l’incentivo erogato dal Gestore Servizi Energetici che finanzia la sostituzione di apparecchi obsoleti con caldaie e stufe a pellet tecnologicamente all’avanguardia. L’incentivo copre fino al 65% delle spese sostenute per l’acquisto, l’installazione e l’eventuale trasporto.
  • Bonus ristrutturazioni o ecobonus: vi è la possibilità di portarsi in detrazione, all’interno della propria dichiarazione dei redditi, rispettivamente il 50% o il 65% della spesa sostenuta da recuperare in 10 rate annuali.
  • Superbonus 110%. L’incentivo permette di ottenere un’agevolazione per l’acquisto di impianti a biomassa, tra i quali la stufa a pellet per sostituire un precedente impianto di climatizzazione invernale. L’intervento rientra tra quelli trainanti, ovvero principali, e può essere eseguito da solo a patto che comporti un miglioramento delle prestazioni energetiche pari a minimo 2 classi. I massimali di spesa sono pari a: 30.000 euro per gli immobili unifamiliari o unità funzionalmente indipendenti; 20.000 euro, da moltiplicare per ogni appartamento, per i condomini che contano fino a 8 unità immobiliari; 15.000 euro, da moltiplicare per il numero delle unità, per i condomini composti da più di 8 unità abitative. In questo caso ci si può detrarre il 110% della spesa sostenuta, in cinque anni, ma si può optare anche per lo sconto in fattura o addirittura per la cessione del credito.
funghi riscaldanti a pellet

Funghi riscaldanti a pellet, come funzionano e perché convengono?

Come funzionano i funghi riscaldanti a pellet e perché convengono rispetto ad altri metodi di riscaldamento? Questi particolari impianti di riscaldamento sono davvero molto efficienti e hanno linee eleganti e un design accattivante che si sposa nel migliore dei modi con qualsiasi tipo di arredamento. Molto utilizzati dalle attività ricettive, ma anche in giardini e terrazze private, i funghi riscaldanti a pellet offrono la possibilità di riscaldare gli ambienti esterni a un costo contenuto e con un occhio di riguardo per l’ambiente. Ciò li rende uno dei sistemi preferiti negli ultimi tempi facendo aumentare di gran lunga la domanda inverno dopo inverno. Ecco tutto quello che dobbiamo sapere sul loro funzionamento e sui vantaggi che si hanno nello sceglierli.

Come funzionano i funghi riscaldanti a pellet?

I funghi riscaldanti a pellet come funzionano? Essi sono in grado di riscaldare l’ambiente circostante grazie a un processo termochimico di decomposizione di materiali in assenza o in presenza molto ridotta di ossigeno. Tale processo consiste nella combustione del pellet senza dispersione nell’ambiente.

Come avviene il processo termochimico? Il biocombustibile –il pellet – durante la pirolisi – il processo chimico che consiste nella decomposizione di una sostanza mediante trattamento termico – viene trasformato in syngas – gas di sintesi – e in char – residuo solido di carbonio. Proprio il syngas emesso viene trattenuto all’interno dei funghi riscaldanti a pellet senza disperdersi nell’ambiente per riscaldare le zone circostanti.

La struttura dei funghi è composta infatti da due parti principali. In primis il vano principale dove avviene la combustione. Il pellet ovvero il combustibile viene irrorato con un liquido infiammabile e si da via a tutto il processo termochimico. La seconda parte invece è quella dove arde la fiamma in quanto qui arde il gas liberato dalla combustione sprigionando il calore desiderato.

Funghi riscaldanti a pellet: i vantaggi offerti dal loro utilizzo

Quali sono i vantaggi offerti dall’utilizzo di funghi pirolitici?

  • Minima produzione di cenere
  • Totale assenza di emissione di fumi
  • Maggior sicurezza – posizionandolo sotto un gazebo o una tenda non si creano problemi per la salute dell’uomo o per la sua incolumità
  • Minor spesa: il pellet è estremamente economico rispetto agli altri metodi di riscaldamento e si stima che con 8-10 kg di questa biomassa il fungo possa riscaldare l’ambiente per 6 ore
  • Maggior rispetto per l’ambiente
  • Facilità di alimentazione e manutenzione
  • Possibilità di integrarsi con qualsiasi arredamento diventando parte integrante dello stesso

Perché convengono i funghi riscaldanti a pellet? Le differenze con quelli a gas

Perché conviene optare per i funghi riscaldanti a pellet? Le motivazioni sono svariate. Oltre ai vantaggi elencati sono da notare le differenze con i funghi alimentati a gas che funzionano per irraggiamento grazie ad una alimentazione ad hoc che viene realizzata con il GPL in bombole. Sono sistemi di riscaldamento altrettanto sicuri ed efficienti, ma comportano qualche problema in più rispetto a quelli a pellet.

Quale? Ebbene per prima cosa possiamo dire che il pellet può essere conservato ovunque. Occupa poco spazio e non crea alcun problema. Al contrario le bombole bisogna tenerle lontane e all’aperto. L’installazione e la sostituzione deve essere effettuata da personale altamente qualificato in base ai sensi del D.Lgs. 128/2006. Durante il periodo estivo tali funghi inoltre possono essere conservati con la bombola ancora allacciata all’aria aperta solo se la bombola contiene un massimo di 70 kg di GPL così come raccomandato dalla normativa UNI 7131 oppure in luoghi chiusi grandi almeno 10 metri cubi. Occorre infine far sempre attenzione alla quantità di GPL ammissibile nelle bombole che dipende sempre dalla cubatura dell’ambiente.

Insomma rispetto al pellet, davvero più conveniente, i funghi a gas presentano ad esempio alcune problematiche per:

  • La verifica dell’idoneità dei luoghi di installazione
  • La gestione delle bombole di GPL
  • Lo stoccaggio di funghi e bombole durante le ore di non utilizzo
  • Il rispetto delle varie normative
fungo pirolitico a pellet

Fungo pirolitico a pellet, il miglior modello 2021

Quale è il miglior modello 2021 di fungo pirolitico a pellet? Siamo ormai alla fine dell’anno ed è tempo di classifiche. Occorre attribuire pertanto un titolo importante, quello di miglior mezzo di riscaldamento outdoor per il massimo del confort negli ambienti esterni durante l’inverno. Prima di assegnare pertanto una onorificenza così importante è bene comprendere cosa siano un fungo pirolitico a pellet e quale sia il suo utilizzo. Solo così si possono confrontare i vari prodotti e compiere una attenta analisi sui rispettivi pro e contro.

Cos’è un fungo pirolitico a pellet e a cosa serve?

I funghi pirolitici non sono altro che vere e proprie stufe a forma di fungo che vengono utilizzate – come già annunciato – per riscaldare gli ambienti più ampi ed esterni. Grazie alla loro particolare forma, alle loro dimensioni, ma soprattutto alla capacità di diffusione del calore, sono oggigiorno uno dei sistemi maggiormente scelti dalle varie attività commerciali, ma anche dai privati che vogliono sfruttare il proprio giardino anche durante il freddo inverno e trascorrere piacevoli serate nel proprio parco sorseggiando una tazza di cioccolata calda mentre ammirano le stelle oltre che durante aperitivi, pranzi o cene all’aperto con parenti e amici.

Rispetto a quelli a gas o a quelli elettrici, i funghi pirolitici a pellet sono una alternativa più ecologica in quanto generano calore attraverso la combustione di biomasse come il pellet. Essi rispettano maggiormente l’ambiente donando gli stessi confort dei loro ‘cugini’ che vengono alimentati diversamente.

Come funzionano? Alla base del riscaldamento vi è un processo termochimico, detto pirolisi, che genera la combustione del pellet e il rilascio di calore. I funghi pirolitici a pellet riscaldano perché riescono a scindere il pellet in due parti. Quali? Da un lato vi è il gas generato dalla combustione che non viene in nessun modo disperso nell’aria e non risulta nocivo e dall’altra il char, ovvero lo scarto. Il processo termico della pirolisi ovvero della decomposizione di materiali avviene in assenza o presenza molto ridotta di ossigeno e ciò aiuta a non disperdere calore nell’aria.

In commercio ne esistono diversi di questi sistemi di riscaldamento. Per distinguerli, ma soprattutto per scegliere il migliore del 2021, si devono controllare:

  • potenza,
  • raggio di riscaldamento
  • sicurezza
  • consumi

Quali sono i pro e i contro di un fungo pirolitico?

Quali sono i pro e i contro derivanti dall’utilizzo, per il riscaldamento di ambienti esterni privati, pubblici e commerciali, di un fungo pirolitico a pellet?

Sicuramente tra i pro vi sono:

  • possibilità di rispettare l’ambiente con una scelta che risulta essere la più ecologica
  • costi bassi per l’alimentazione in quanto il pellet ha un prezzo vantaggioso
  • ideale per riscaldare zone coperte da pergolati, tendoni e gazebo
  • mancanza di produzione di fumi tossici
  • il piacere della fiamma naturale

Tra i contro? In realtà ce ne è solo uno. Quale? Il possibile costo del dispositivo. L’investimento iniziare potrebbe risultare leggermente più oneroso, la cifra viene ben presto ammortizzata grazie all’importante risparmio che si ha nel suo utilizzo.

Miglior fungo pirolitico del 2021: ecco qual è?

Qual è il miglior fungo pirolitico a pellet del 2021? Il prodotto più affidabile e più venduto di quest’anno è senza ogni ombra di dubbio Ginkgo/Ginger di Green Puros. Si tratta di un fungo pirolitico a pellet studiato appositamente per riscaldare e donare confort negli ambienti esterni consentendo allo stesso tempo il pieno rispetto dell’ambiente.

Questo particolare prodotto dona il massimo calore con la minima spesa grazie proprio all’utilizzo del pellet. Green Puros, nell’idearlo e realizzarlo, si è avvicinata con esso proprio al concetto di riscaldamento sostenibile creando un fungo pirolitico fuori dal coro in grado di garantire, al contrario di molti altri prodotti, un altissimo livello di efficienza, ma con grande risparmio. Il fungo ha poi a livello estetico un impatto molto gradevole e ciò lo porta a sposarsi perfettamente con ogni tipo di arredamento outdoor permettendogli di adattarsi a qualsiasi situazione e contesto.

Scarico fumi stufa a pellet,

Scarico fumi stufa a pellet, come fare?

Come fare per lo scarico fumi delle stufe a pellet? Per non sbagliare basta affidarsi a tecnici professionisti che provvederanno all’installazione completa della stufa. Ci sono norme di sicurezza da rispettare che non tutti possono conoscere oltre alla normativa che riguarda l’installazione e la manutenzione della canna fumaria. Si tratta di regole importanti per la sicurezza collettiva che riguardano soprattutto le caratteristiche stesse della canna fumaria, la sua collocazione, il tipo di apparecchi a cui può essere collegata la stufa e perfino il comignolo.

Possiamo dire che la normativa per lo scarico dei fumi di una stufa a pellet stabilisca che debbano essere osservati:

  • andamento preciso della canna fumaria
  • limiti di inclinazione
  • regole riguardanti la forma
  • misure
  • distanze
  • materiali

Scarico fumi stufa a pellet: cosa controllare prima dell’installazione

Come fare per lo scarico dei fumi della stufa a pellet? Il primo step riguarda il controllo attento, preciso e puntuale di alcuni parametri. Quali?

  • la placca del camino
  • l’assenza di qualsiasi elemento in grado di ostruire lo scarico dei fumi
  • la presenza di un comignolo idoneo all’evacuazione dei fumi
  • la distanza tra la canna fumaria e il materiale combustibile
  • il tipo di canna fumaria
  • il materiale con cui è stata realizzata la canna
  • presenza di altri apparecchi collegati alla stessa canna fumaria
  • la possibilità di inserire prese d’aria esterne

In questa prima fase il tecnico abilitato esegue pertanto un sopralluogo nei luoghi da riscaldare per la verifica delle loro caratteristiche e per il controllo della presenza dei requisiti necessari per l’installazione di una stufa a pellet. In ambienti più piccoli di 15 mq, ad esempio, inserire una stufa a pellet è vietato. Spetta al professionista – ancor prima dell’acquisto della stufa – recarsi dal possibile acquirente e, dopo una attenta valutazione, consigliarlo nel migliore dei modi.

La normativa sulla canna fumaria: cosa c’è da sapere?

Seconda cosa da controllare, prima ancora delle regole più rigide sullo scarico dei fumi, è la normativa sulla canna fumaria affinché tutto venga fatto in regola e nel pieno rispetto di ciascuna norma di sicurezza. Esistono diverse norme UNI che vietano lo scarico dei fumi orizzontale e il fatto che la canna fumaria attraversi locali con alto rischio di incendio. In particolare, la normativa di riferimento per le installazioni e le canne fumarie è la UNI EN 10683.

Per questo motivo lo scarico dei fumi non può avvenire a parete, ma solo dal tetto e non si può in alcun modo arrecare danno o disturbo ai vicini, soprattutto se si vive in condominio o in bifamiliari.

La normativa vigente prende in esame le tre componenti della canna fumaria, ovvero: canale da fumo, camino e comignolo proprio perché indicano correttamente le loro caratteristiche intrinseche oltre che delineare i tipi di combustibili da usare. Un esempio? Il canale del fumo in materiale corrugato flessibile non rispetta le norme di sicurezza e le leggi vigenti. Esso deve essere piuttosto di facile accesso sia per la pulizia che per le varie ispezioni e deve consentire il recupero della fuliggine.

Il camino per lo scarico dei fumi, invece, deve – secondo le norme – seguire un percorso verticale con deviazioni non superiori ai 45 gradi. Oltre a questo le regole stabiliscono che debba essere realizzato prevedendo al suo interno una sezione circolare con raggio di oltre 20 millimetri oppure rettangolare con angoli arrotondati. Occorre oltretutto un’intercapedine d’aria o elementi di isolamento termico che lo separino completamente da altri materiali combustibili diminuendo notevolmente il possibile rischio di incendi.

Cosa ancor più importante è che il camino riceva lo scarico solo dal canale da fumo e non di canne fumarie collettive.

Che ruolo ha il comignolo? A quest’ultimo spetta il compito di disperdere correttamente i fumi. Per questo motivo va collocato in modo che non ci sia un reflusso o una contropressione.

La documentazione necessaria

Alla fine dell’installazione della stufa a pellet occorre che, per quanto riguarda lo scarico dei fumi e i lavori fatti, chi abita nell’appartamento sia in possesso della documentazione obbligatoria. Ogni tecnico professionista deve rilasciare:

  • dichiarazione di conformità e gli allegati
  • manuali di uso e di manutenzione
  • istruzioni sulla manutenzione e la frequenza con cui viene
  • il libretto dell’impianto richiesto dalla legge
  • le regolamentazioni regionali
  • copia fotografica della placca camino

Leggi anche >> Come pulire le stufe a pellet?

conto termico quando scade

Conto termico 2021, quando scade?

Quando scade il conto termico 2021? Entro quando si può usufruire degli incentivi per effettuare lavori nelle proprie abitazioni e migliorare l’efficientamento energetico? Con il DM 16/02/2016 anche noto come conto termico 2.0, il Governo italiano ha dato seguito alla precedente disciplina che legiferava sugli incentivi per le fonti rinnovabili andando a dare impulso ai settori riguardanti l’energia termica ed elettrica. Il decreto non ha stabilito un data, un limite massimo di validità. Possiamo dire che sicuramente entro la fine del 2021, salvo ulteriori e successive proroghe, sarà sicuramente possibile effettuare gli interventi di efficientamento energetico che si vuole realizzare e richiedere i relativi incentivi previsti. Cosa significa?

Conto termico 2021 scadenza: i limiti

Ribadendo che non c’è una data di scadenza per il conto termico 2021 e che il GSE ha messo a disposizione 900 milioni di euro stimando una possibile copertura fino al 2026, possiamo dire che esso termini solo quando finirà la disponibilità del GSE ovvero quando termineranno i fondi per gli incentivi.

Oltre a questo è importante sottolineare che il provvedimento viene aggiornato anno per anno – si parla infatti di conto termico 2019, conto termico 2020 e conto termico 2021 – e che possono cambiare al suo interno alcune regole su come richiedere gli incentivi o aggiungersi tipologie di soggetti che possono usufruirne, ma anche nuove tipologie di lavori agevolabili. È bene pertanto seguire il consiglio degli esperti del settore e controllare sempre le ultime novità in materia per scoprire se si ha diritto o meno a ricevere qualcosa per i lavori svolti nella propria abitazione.

Quanto tempo ci vuole per ricevere gli incentivi previsti nel conto termico 2021

Quanto tempo ci vuole, invece, per ricevere gli incentivi previsti nel conto termico 2021? Le tempistiche variano a seconda dell’intervento e possono intercorrere entro 30 giorni dalla fine del bimestre entro cui si è presentata la domanda. Il termine varia fra i 60 e i 90 giorni. Un bimestre, infatti, dura all’incirca 60 giorni, con altri 30 giorni come limite massimo si arriva a 90 ovvero a tre mesi circa di attesa.

L’incentivo viene inoltre erogato anche in funzione della zona climatica o della tipologia di sistema che si sta installando e può arrivare a coprire fino il 65% della spesa sostenuta per l’installazione del nuovo impianto. Sono da includere nella cifra totale su cui calcolare l’inventivo anche le spese sostenute per la progettazione dei lavori da parte dei professionisti e il costo della pratica.

Rientrano fra i lavori che possono ricevere l’incentivo l’acquisto di una nuova stufa a pellet, di una caldaia a biomassa, di una stufa a legna o di un termo-camino. In questi casi l’incentivato combacia con una sorta di rimborso. Per gli interventi più grossi ovvero per gli interventi che riguardano la sostituzione parziale o totale del vecchio impianto di riscaldamento l’incentivo viene erogato con quote annuali costanti da parte del GSE a mezzo di bonifico bancario sul conto corrente del soggetto beneficiario, ovvero colui che effettua la richiesta.

Possiamo aggiungere come per gli apparecchi domestici come le stufe a pellet e i termo-camini, e per le caldaie fino a 35 kW l’incentivo venga erogato in due annualità mentre per le caldaie con potenza nominale superiore ai 35 kWt e fino a 1000 kWt possa essere suddiviso in cinque anni.

Al contrario se si acquistino stufe a pellet o termo-camini che necessitano di un incentivo di soli 600 euro, il GSE eroga la somma totale con un unico bonifico sull’iban del beneficiario.

Entro quando presentare la domanda per gli incentivi del conto termico 2021?

Entro quando presentare la domanda per ottenere gli incentivi previsti dal conto termico 2021? La scadenza è stata fissata entro i primi 60 giorni dal termine dei lavori. I tempi vanno rispettati a tutti i costi pena decadimento dal beneficio. Ciò significa che se si presenta la domanda dopo 61 giorni non sarà possibile nessun rimborso per i lavori effettuati.

Leggi anche >> Conto termico come funziona?

conto termico come funziona

Conto termico come funziona?

Cos’è il conto termico e come funziona? Per le stufe a pellet si parla di conto termico quando si fa riferimento ad un preciso incentivo destinato a imprese, privati e a pubbliche amministrazioni per l’efficienza energetica e la sostituzione delle vecchie caldaie. Si tratta di un bonus molto vantaggioso per chi ha intenzione di sostituire il caminetto ormai obsoleto o necessità di cambiare la vecchia stufa.

Potremmo definire il conto termico come un importante strumento di sostegno statale nato con l’obiettivo principale di promuovere l’efficienza energetica e implementare la vendita di sistemi di riscaldamento che si basano sulla produzione energetica tramite fonti rinnovabili.

Introdotto dal D.M. 28/12/2012, e successivamente modificato dal D.M. 16/02/2016, il conto termico prevede ogni anno, lo stanziamento di un fondo da 900 milio di euro, di cui 200 solo per le pubbliche amministrazioni. Il conto termico non è una detrazione fiscale a cui tutti sono abituati, ma è un vero e proprio incentivo tanto che il totale che deve essere corrisposto viene erogato mediante bonifico bancario ovvero tramite accredito diretto sull’Iban del beneficiario.

Responsabile dell’erogazione dell’incentivo è il GSE ovvero il Gestore dei Servizi Energetici. Spetta a lui destinare ed erogare questo contributo, tenendo conto in primis dei presupposti e successivamente anche degli importanti criteri stabiliti dalla legge.

Conto termico: chi ne ha diritto?

Il conto termico come funziona, come va richiesto e chi ne ha diritto? É bene rispondere ad un quesito per volta. In primis si deve specificare quali siano i soggetti che possono richiedere tale incentivo. A poterne usufruire sono:

  • Pubbliche Amministrazioni
  • Cittadini privati
  • Imprese

All’interno della prima categoria – quella delle Pubbliche Amministrazioni – rientrano quei soggetti che un tempo venivano definiti Istituti Autonomi Case Popolari e le Cooperative di Abitanti presenti all’interno dell’Albo delle Cooperative.

Tutti i beneficiari possono inoltrare direttamente la domanda oppure appoggiarsi sulle cosiddette Energy Service Company. Le Pubbliche Amministrazioni inoltrano però una richiesta di prestazione energetica. I privati, al contrario, richiedono un servizio di energia.

Come richiedere l’incentivo? I privati, ad esempio, dovranno inoltrare la propria richiesta al GSE senza che trascorrano più di 60 giorni dalla data di fine lavori. La domanda da presentare richiede la compilazione di diversi documenti in cui viene chiesto di specificare quale tipologia di interventi è stata eseguita oltre che allegare la specifica documentazione che ne comprova i vari lavori.

Requisiti conto termico: a cosa fare attenzione

Non tutti i lavori possono rientrare nella richiesta del conto termico. Bisogna far attenzione alle caratteristiche delle stufe che si sostituiscono.

Nello specifico gli interventi che rientrano nel conto termico sono stati divisi in due macro categorie. La prima riguarda l’incremento dell’efficienza energetica degli edifici esistenti. La seconda la sostituzione di impianti esistenti per la climatizzazione invernale con impianti alimentati da fonti rinnovabili o con sistemi ad alta efficienza.

Nella prima categoria rientrano lavori quali:

  • isolamento termico di superfici opache
  • sostituzione impianti di climatizzazione invernale impianti a condensazione
  • installazione di sistemi di schermatura e/o ombreggiamento;
  • trasformazione degli edifici esistenti in edifici a energia quasi zero ovvero edifici nZEB
  • sostituzione di sistemi per l’illuminazione d’interni e delle pertinenze esterne con sistemi efficienti
  • installazione di tecnologie di gestione e controllo automatico

Alla seconda categoria appartengono:

  • pompe di calore, per climatizzazione o produzione di acqua calda sanitaria;
  • caldaie, stufe, camini e termocamini alimentati a biomassa
  • impianti solari termici per climatizzazione, produzione di acqua calda sanitaria o calore di processo
  • scaldacqua a pompa di calore

I requisiti delle stufe a pellet che rientrano nel conto termico sono ben chiari così come quelli per l’acquisto di una caldaia a biomassa o una pompa di calore per la sostituzione del vecchio apparecchio.

Risulta importante sottolineare oltretutto come l’impianto da sostituire non debba avere una potenza inferiore al 10% rispetto a quella del nuovo. Se la potenza del nuovo è superiore al 10% occorre presentare un documento specifico per giustificare la necessità di un mezzo più potente per riscaldare l’ambiente

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Come funziona il conto termico: il calcolo del beneficio spettante

Per le stufe a pellet o le caldaie a biomassa calcolare l’incentivo di cui i beneficiari possono usufruire è semplicissimo. Il rimborso, accreditato direttamente in banca tramite bonifico, può arrivare al 65% della spesa sostenuta. In bonus viene erogato in un’unica soluzione se l’importo del conto termico è inferiore ai 5.000€. In due rate, invece, se l’importo è superiore a tale cifra.

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caldaia a pellet

Caldaia a pellet, come funziona?

Come funziona la caldaia a pellet? Prima ancora di comprendere in che modo essa possa riscaldare i vari ambienti, è bene cercare di comprendere al meglio cosa sia e quali benefici derivano dal suo utilizzo. La caldaia a pellet non è altro che il cuore pulsante di ogni impianto di riscaldamento domestico. Essa si pone sul mercato come alternativa ad hoc alle più comuni caldaie a gas per l’alimentazione dei termosifoni. Rispetto alle caldaie a gas, quelle a pellet sono senza ombra di dubbio uno dei metodi di riscaldamento più ecologici ed economici presenti sul mercato. Il motivo? Il pellet viene ricavato dagli scarti della lavorazione del legno. Si ottiene grazie ai resti dell’albero e non disboscando intere foreste. Tale combustibile, oltre ad essere davvero molto ecologico, è anche estremamente economico in quanto costa molto meno rispetto al gas.

Altri vantaggi delle caldaie a pellet? Fra i principali vi sono quelli legati alla possibilità di garantire un alto rendimento, di avere un maggiore potere calorico e soprattutto di potersi muovere in completa autonomia. Ultima cosa? Si può benissimo aggiungere all’elenco il fatto che l’utilizzo della caldaia a pellet sia davvero semplice e veloce oltre che molto intuitivo.

Composizione di una caldaia a pellet

Per comprendere appieno il funzionamento della caldaia a pellet occorre inoltre passare in rassegna le parti di cui è composta. Il motivo? Risulta difficile comprendere cosa avvenga dentro la caldaia a pellet se non si conoscono i nomi delle varie componenti e non si riesce ad immaginare cosa sia racchiuso fra le quattro pareti in acciaio inox.

Fra le varie parti di una caldaia a pellet vi sono, in tutti gli esemplari:

  • Il serbatoio del pellet
  • il bruciatore inserito nella camera di combustione
  • il cassetto raccogli cenere
  • il pannello dei comandi
  • il ventilatore dei fumi
  • la scheda elettronica
  • il motoriduttore carico pellet

Come funziona la caldaia a pellet?

Veniamo ora a rispondere alla domanda: “Come funziona la caldaia a pellet?”. Grazie alla presenza di una camera di combustione, una centralina elettronica e di un software che sovrintende l’intero meccanismo di combustione, produzione e distribuzione del calore nell’impianto di riscaldamento, ogni esemplare di caldaia a pellet è in grado di riscaldare l’acqua che va a alimentare i termosifoni e a riscaldare così ogni ambiente.

Nella camera di combustione, pertanto, il pellet brucia andando così a generare calore. Quest’ultimo, riscalda l’acqua contenuta nel corpo caldaia che viene successivamente distribuita nell’impianto attraverso il circolatore elettronico.

Il corpo della caldaia a pellet, completamente realizzato in acciaio inox, garantisce qualità e solidità nel tempo. Il braciere, sempre in acciaio inox, invece garantisce un’ottima combustione.

La potenza erogata dalla caldaia viene modulata in automatico, a seconda della richiesta di calore. La capacità di effettuare una buona modulazione evita le continue accensioni e spegnimenti mantenendo rendimenti molto alti ed evitando inutili perdite di tempo, calore e soldi.

Leggi anche >> Stufa o Termostufa a pellet, scopri le differenze

stufa o termostufa a pellet

Stufa o termostufa a pellet? Scopri le differenze

Stufa o termostufa a pellet? Se sei indeciso su quale scegliere è bene che prima di fare una scelta e procedere con l’acquisto tu possa capire quali differenze vi siano fra una e l’altra oltre che comprenderne le caratteristiche principali.

La prima domanda da porsi è: che cos’è una stufa a pellet e a cosa serve? Si tratta di una possibilità di integrare o sostituire completamente l’impianto di riscaldamento tradizionale con un nuovo metodo di riscaldamento più economico ed ecologico. Possiamo definire la stufa a pellet come un metodo di riscaldamento alternativo che funziona per irraggiamento e convezione ovvero che trasmette il calore del combustibile nella stanza in cui è collocata e che riscalda gli ambienti immettendo aria calda attraverso delle griglie poste generalmente sulla parte superiore della stufa. Le stufe a pellet offrono la possibilità di installare un sistema di canalizzazione dell’aria calda per poter riscaldare non solo la stanza in cui si trovano, ma anche gli altri locali dell’abitazione o del posto di lavoro.

La termostufa a pellet costituisce anch’essa un metodo alternativo di riscaldamento, ma, a differenza della semplice stufa, viene effettuato il collegamento al sistema termoidraulico domestico per riscaldare i locali mediante i termosifoni.

Stufa e termostufa a pellet: cosa hanno in comune?

Partendo dalla definizione di stufa e termostufa a pellet abbiamo già visto due differenze sostanziali a livello tecnico e funzionale. Prima di analizzare le altre, soffermiamoci un istante sulle cose che questi due metodi di riscaldamento hanno in comune. Il motivo? Ebbene si tratta di due possibilità di riscaldare la propria abitazione o il luogo dove si lavoro molto valide che tutti dovrebbero prendere in considerazione a seconda delle proprie esigenze. Ecco perché è bene porre in risalto non solo le differenze, ma anche i punti di forza che vengono offerti.

In primis sia la stufa che la termostufa possono riscaldare qualsiasi tipo di ambiente.

Entrambe sono più economiche degli altri metodi utilizzare per rendere più caldi e accoglienti i vari ambienti e soprattutto più ecologie in quanto utilizzano il pellet.

Sul lato estetico la termostufa a pellet è molto simile alla stufa a pellet. Scegliere in base al loro design è impossibile perché entrambe si adattano perfettamente a qualsiasi tipo di ambiente e si sposano con le diverse tipologie di arredamento. Il loro ingombro è davvero minimo e non creano problemi nell’ambiente dove devono essere inserite.

Altri punti in comune? Per l’acquisto e l’istallazione di una stufa o di una termostufa a pellet ci sono incentivi o detrazioni fiscali di cui ciascun acquirente può usufruire e che possono aiutare ad ammortizzare l’investimento iniziale.

Per finire entrambe necessitano di manutenzione giornaliera per garantire un corretto funzionamento prolungato nel tempo.

Differenze fra stufa e termostufa a pellet

In cosa questi due sistemi di riscaldamento differiscono? La prima differenza consiste nel fatto che la stufa a pellet sia considerata una soluzione di riscaldamento ad aria. Il vantaggio è quello che il calore viene percepito subito, ma si disperde con la stessa velocità con cui si propaga, soprattutto se l’abitazione non ha un buon isolamento termico. La termostufa invece si basa sul riscaldamento ad acqua grazie a sistemi di impianto come i termosifoni o gli impianti a pavimento. Essa ha sicuramente bisogno di più tempo per raggiungere la temperatura desiderata, ma nella maggior parte dei casi riesce a mantenere l’ambiente più caldo a lungo.

Per questo motivo la prima pare essere più adatta a riscaldare gli ambienti singoli o le abitazioni più piccole. La termostufa, al contrario, si adatta anche agli ambienti più ampi e alle abitazioni che si sviluppano su due piani e presentano vari ambienti.

Altre differenze? Stufa e termostufa a pellet differiscono per il posizionamento e il montaggio. In che modo? La stufa va posizionata nell’ambiente che si vuole riscaldare. La termostufa può essere posizionata invece in qualsiasi stanza perché il suo scopo principale non è scaldare solo quel locale, ma l’acqua dell’impianto termoidraulico e di conseguenza l’intera abitazione.

Ultima differenza? Il prezzo. Senza calcolare il modello, il design, le dimensioni e soprattutto prestazioni la stufa costa comunque meno rispetto a una termostufa.

come pulire stufa a pellet

Come pulire le stufe a pellet?

Come pulire le stufe a pellet? Dopo i mesi estivi, soprattutto per la prolungata inattività, è fondamentale procedere con una corretta e adeguata manutenzione della stufa a pellet che si ha in casa prima di tornare ad accenderla per affrontare i primi freddi. Per procedere con la pulizia è bene comprendere due concetti fondamentali alla base del corretto uso di tali stufe.

In primis è estremamente importante capire il perché si debba compiere tale azione. Per prima cosa, la stufa a pellet che si possiede deve poter continuare a funzionare bene e soprattutto durare nel tempo. Sempre in quest’ottica con una accurata pulizia e manutenzione si prevengono guasti e malfunzionamenti. Per finire possiamo aggiungere che la pulizia permette di mantenere l’aria salubre e pulita all’interno di ogni ambiente.

Altro concetto importante inerente alla pulizia delle stufe a pellet riguarda la distinzione fra pulizia ordinaria e pulizia straordinaria.

Come pulire la stufa a pellet: la pulizia ordinaria

La pulizia ordinaria dovrebbe essere fatta in base a quanto viene utilizzata. Se si utilizza la stufa quotidianamente, la pulizia deve essere giornaliera. Se non è possibile effettuare una pulizia alla stufa a pellet con questa frequenza, gli esperti consigliano di eseguirla almeno una volta a settimana. Campanelli d’allarme, per programmare interventi più frequenti, devono essere:

  • Presenza di molti residui
  • vetro della camera di combustione troppo sporco
  • anomalie varie

Cosa prevede la pulizia ordinaria? A dover risultare lustri e lucenti devono essere:

  1. il braciere o camera di combustione
  2. il vetro sia all’interno che all’esterno
  3. il cassetto portacenere

Per fare ciò occorrono: un bidone aspira-cenere, diversi strofinacci, qualche prodotto ad hoc o un po’ di acqua e infine uno scovolino.

Cos’è la pulizia straordinaria e quando si esegue

Quando si parla di pulizia straordinaria della stufa a pellet si fa riferimento ad un tipo di manutenzione molto più complesso che riguarda soprattutto la pulizia:

  • dello scambiatore termico,
  • del condotto della cenere,
  • della canna fumaria,
  • dei condotti di scarico dei gas.

In questi casi se non si sa come muoversi è meglio rivolgersi a personale tecnico specializzato. Non è facile, infatti, pulire la canna fumaria rispettando le indicazioni contenute nella normativa UNI 10683.

Risulta invece più semplice occuparsi delle altre componenti. Si può ad esempio pulire la camera di combustione togliendo tutte le impurità e strofinando bene con un panno le pareti interne, oppure si può pulire il condotto della cenere aspirandone i residui ed eliminando la fuliggine che rischia di creare ostruzioni e malfunzionamenti.

Come pulire la stufa a pellet: ecco come muoversi e cosa usare

Dopo essersi accertati che la stufa sia fredda e che lo siano anche tutte le sue componenti, soprattutto dopo aver tolto il pellet residuo per evitare che lasci sporco e segatura o che si gonfi a causa dell’umidità, si può procedere passo dopo passo alla pulizia della stufa.

Pulire il rivestimento è semplicissime basta utilizzare un panno morbido e prodotti specifici. Ciò vale anche per la pulizia delle parti in metallo riverniciato. Basta un panno umido per togliere cenere, polvere o sporco che si è accumulato nei giorni.

La pulizia del vetro richiede, invece, qualche piccola attenzione in più e un po’ di olio di gomito. Con della carta assorbente leggermente inumidita o la carta di un quotidiano si può procedere a ridare al vetro la sua lucentezza. Meglio non adoperare detergenti o sostanze chimiche particolari. Gli esperti consigliano oltretutto di evitare di lasciare il vetro umido. Perché? Ebbene in questo modo le polveri di combustione non ci si possono attaccare.

La rimozione della cenere, come dicevamo, deve essere eseguita attraverso un bidone aspira-cenere. Da lì passa poi al cassetto, al braciere, ai bordi e soprattutto alle guarnizioni.

La pulizia del braciere richiede:

  • la rimozione del braciere stesso per togliere possibili incrostazioni.
  • La pulizia del foro di accensione
  • Il controllo del supporto del braciere

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vantaggi stufe a pellet

7 vantaggi delle stufe a pellet

Esistono 7 vantaggi delle stufe a pellet capaci di spazzare via ogni possibile indecisione sulla scelta del metodo di riscaldamento per la propria abitazione o per il proprio posto di lavoro. I principali benefici offerti riguardano il risparmio economico per ciascuna famiglia e soprattutto la possibilità di immettere nell’aria minor inquinanti.

Per sintetizzare il pellet è più economico e più ecologico di altri metodi utilizzati per rendere caldi e confortevoli i vari ambienti. In realtà basterebbe questo e la possibilità di ricevere incentivi statali o benefici durante la dichiarazione dei redditi per far scomparire ogni possibile titubanza. Nonostante ciò, meglio analizzare i 7 vantaggi delle stufe a pellet e cercare di capire meglio come mai questo sistema di riscaldamento sia da preferire.

Tutti i vantaggi delle stufe a pellet: ecco perché scegliere questo metodo di riscaldamento

Quali sono i 7 vantaggi delle stufe a pellet? Dal materiale utilizzato al calore emanato, dal risparmio economico all’ecologia passando attraverso il design, proprio perché anche l’occhio vuole la sua parte. Vediamoli insieme:

  1. Il pellet è uno dei materiali più economici presenti sul mercato. Come se non bastasse contiene una bassissima percentuale di umidità. Ciò significa che a parità di peso brucia per più tempo rispetto alla comune legna da ardere e riesce a produrre più calore ottimizzando così i consumi. Oltre a questo non ha bisogno di essere quindi lasciato essiccare al sole, non ha bisogno di grandi spazi dove essere conservato. Il pellet viene venduto, infatti, in sacchi da 15 kg sigillati. Questi permettono una maggiore pulizia in casa rispetto alla legna, ma anche la possibilità di conservare il combustibile in spazi più ristretti. Insomma il pellet è più facile da gestire e lo stoccaggio non comporta gli stessi problemi rilevati con la legna.
  2. La combustione del pellet produce meno cenere e polveri ed inquina molto meno degli altri metodi di riscaldamento. Proprio per questo motivo le stufe a pellet sono considerate le più ecologiche.
  3. Producendo meno cenere e polveri, una stufa a pellet risulta più facile da pulire. Ciò significa oltretutto che anche la sua manutenzione è maggiormente facilitata.
  4. Le stufe a pellet consentono di programmare le fasi di accensione e spegnimento, ma anche di regolare la temperatura e la ventilazione. Poter tornare a casa dopo una lunga giornata di lavoro e trovare la propria casa già calda fa sicuramente comodo a tutti.
  5. Le stufe a pellet riscaldano immediatamente l’ambiente donando sin da subito una sensazione maggiore di calore rispetto ai normali termosifoni.
  6. Ogni stufa a pellet diviene un vero e proprio elemento d’arredo il cui design è in continua evoluzione per andare incontro a ogni tipo di esigenza. Oggigiorno le varie stufe sono in grado di integrarsi perfettamente in qualsiasi ambiente e di andare a creare un match perfetto con qualsiasi tipo di arredamento.
  7. Possibilità di detrazioni fiscali previste dall’ecobonus. L’acquisto e l’installazione di un impianto con questa tecnologia permette di recuperare la metà delle spese in dieci anni.

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Pellet e salvaguardia dell’ambiente: un occhio importante all’ecologia

Rispettare l’ambiente che ci circonda e renderlo sempre più vivibile, avendo un occhio di riguardo per le generazioni future, è sicuramente molto importante. Ecco perché a lasciar propendere per la scelta di una stufa a pellet dovrebbe essere la capacità di quest’ultima di inquinare molto meno rispetto ad altri tipi di riscaldamento.

Recenti studi hanno evidenziato come le emissioni di CO2 delle stufe a pellet siano pari a quelle presenti in natura stessa. In che senso? Ebbene è vero che il pellet prevede un’emissione di CO2 nell’aria. Sarebbe impossibile il contrario. Si calcola che la quantità di tale emissione sia la stessa della quantità prevista dalla natura per la decomposizione del legno.

Oltre a questo, sempre in merito alla salvaguardia dell’ambiente è bene infine chiarire che il pellet è un combustibile naturale ottenuto dal legno di scarto e dalle lavorazioni. Per ottenerlo non si diboscano intere foreste così come si fa per colmare il fabbisogno di legna da ardere. Sono infatti gli alberi e soprattutto le foreste a garantire l’ossigeno di cui abbiamo bisogno. Sarebbe dunque meglio evitare che ogni piccolo polmone verde rischi di scomparire per questioni legate alla necessità di rendere più caldi e confortevoli gli ambienti dove si vive.

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